La Corte EDU emette 475 condanne contro l'Italia per i ritardi nell'esecuzione delle sentenze ex lege Pinto
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- Pubblicato 21 Ottobre 2011
- di Matteo De Longis
In particolare, i ricorsi da cui origina la sentenza, lamentavano l'eccessiva durata delle procedure di esecuzione delle sentenze rese ex l. Pinto. Nel 65% dei casi le doglianze riguardano ritardi che superano i 19 mesi. Le somme non ancora corrisposte agli aventi diritto variano da un minimo di 200 ad un massimo di 13.000 euro.
Lo stato italiano, da parte sua, ricevuta la comunicazione sui casi, aveva risposto osservando che ai ricorrenti sarebbero stati riconosciuti gli interessi moratori e che, in ogni caso, questi avrebbero potuto instaurare delle nuove procedure ex l. Pinto.
La Corte ha ritenuto invece che la corresponsione degli interessi moratori non soddisfi i danni morali patiti, e che richiedere che si instaurino nuove procedure ex l. Pinto significherebbe, di fatto, costringere i ricorrenti a percorrere e ripercorrere un circolo vizioso.
La Corte inoltre si è mostrata molto preoccupata dalla situazione italiana, oberata da un carico di processi pendenti che, fra penale e civile, nel dicembre del 2008 ammontava a ben 8,7 milioni. Tale situazione, obiettivamente insostenibile, rischia di influire negativamente addirittura sul funzionamento della Corte stessa, che, conscia della gravità dello status quo, si spinge fino a suggerire all'Italia di istituire un fondo permanente per il risarcimento dei danni da eccessive lungaggini processuali.
Solo nei casi decisi da questa sentenza infatti, i risarcimenti complessivamente dovuti dallo stato italiano ai ricorrenti, arrivano alla ragguardevole somma di 105.000 euro.




