Giurisprudenza Nazionale
selezione di giurisprudenza rilevante in tema di diritti umani
Il costante dialogo tra giudice nazionale e giudice internazionale, grazie al quale divengono operativi i diritti fondamentali all’interno del nostro ordinamento, è stato, negli ultimi tempi, al centro di importanti trasformazioni.
Secondo la Corte Costituzionale, con la riforma dell’art. 117 Cost., si è realizzato, in definitiva, un rinvio mobile alla norma convenzionale di volta in volta conferente, che dà vita e contenuto a quegli obblighi internazionali genericamente evocati. Ne consegue l'obbligo del giudice di procedere ad una interpretazione "convenzionalmente" orientata o, comunque, ad una interpretazione "bilanciata" tra conformità a Costituzione e conformità a Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Pertanto, al giudice nazionale spetta interpretare la norma interna in modo conforme alla disposizione internazionale, entro i limiti nei quali ciò sia permesso dai testi delle norme. Qualora ciò non sia possibile, ovvero dubiti della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, egli dovrà investire la Corte Costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto al parametro dell'art. 117, primo comma.
Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, vi è stato, poi, il riconoscimento dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU come principi interni al diritto dell'Unione, mentre la Carta dei diritti fondamentali di Nizza ha assunto lo stesso valore giuridico dei Trattati.
Questo sistema di valori ritenuti “fondamentali della dignità umana”, è divenuto, quindi, parte integrante del diritto nazionale, con il quale il giudice è tenuto quotidianamente a confrontarsi.
Di seguito, una selezione delle pronunce più rilevanti provenienti dalle corti italiane.





