LoginMenu

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in 50 domande; una breve guida alla CEDU

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: Frequently Asked Questions


La Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo.

 

1)          Quando fu approvata la Convenzione?

La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, meglio nota come “Convenzione Europea dei diritti dell’uomo”, fu firmata a Roma il 4 Novembre 1950 ed entrò poi in vigore il 3 Settembre 1953.

La Convenzione nasceva per dare effettività ed efficacia ad alcuni dei diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ed istituiva al contempo un organo giuridico sovranazionale che si pronunciasse contro gli Stati che non adempivano ai propri obblighi.

 

2)          Cos’è un Protocollo della Convenzione?

Un Protocollo è un testo che aggiunge uno o più diritti alla Convenzione originale o ne modifica alcune delle sue disposizioni.

I Protocolli che ampliano il catalogo dei diritti garantiti dalla Convenzione divengono vincolanti solo per gli Stati che li firmano e li ratificano; uno Stato che abbia firmato un protocollo senza poi ratificarlo non sarà vincolato al rispetto delle sue disposizioni. Fino ad oggi sono stati approvati 14 protocolli.

 

3)          Quali sono i diritti tutelati dalla Convenzione?

Gli Stati che hanno ratificato la Convenzione, chiamati Alte Parti contraenti, hanno assunto l’obbligo di assicurare e garantire a ciascuna persona, nell’ambito della loro giurisdizione, i diritti civili e politici fondamentali elencati nella Convenzione e nei suoi Protocolli.

I diritti e le libertà assicurate dalla Convenzione includono: il diritto alla vita, il diritto ad un equo processo, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, la libertà di espressione, la libertà di pensiero, coscienza e religione e la tutela della proprietà. La Convenzione, inoltre, proibisce: la tortura, i trattamenti inumani o degradanti, il lavoro forzato, la detenzione arbitraria e illegale, la discriminazione.

 

4)          La Convenzione si evolve?

La Convenzione si evolve, in particolar modo, attraverso l’interpretazione delle sue disposizioni da parte della Corte; la ricca giurisprudenza prodotta da quest’ultima ha reso la Convenzione uno strumento attivo e vivente; essa ha così potuto estendere l’ambito di applicazione dei diritti garantiti, rendendoli in tal modo applicandoli a situazioni che non potevano essere previste quando la stessa venne approvata.

La Convenzione si è ampliata, inoltre, ogni volta che i protocolli hanno aggiunto nuovi diritti: ne è un esempio, il protocollo n.13 del luglio 2003, relativo all’abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza, così come il protocollo n. 12 dell’aprile 2005 contro la discriminazione.

 

5)          I tribunali interni sono obbligati ad applicare la Convenzione?

La Convenzione è applicabile a livello nazionale. È stata incorporata nella legislazione delle Alte Parti Contraenti, tenute a tutelare i diritti definiti all’interno della Convenzione; pertanto, i tribunali nazionali sono obbligati ad applicare la Convenzione. In caso contrario, qualora singoli individui denunciassero il fallimento nella tutela dei loro diritti, la Corte Europea può condannare lo Stato.

 


La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

 

6)          Com’è composta la Corte Europea?

Il numero dei giudici della Corte corrisponde a quello degli Stati parte della Convenzione, che attualmente sono 47.

 

7)          Come vengono eletti i giudici?

I giudici sono eletti dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sulla base delle liste di tre candidati proposte da ciascuno Stato. Il mandato, non rinnovabile, è della durata di nove anni.

 

8)          I giudici sono davvero indipendenti?

Sebbene siano eletti in riferimento a ciascun Stato membro, in una lista da questi presentata, i giudici operano come individui e non rappresentano, dunque, lo Stato cui appartengono. Essi pertanto, sono totalmente indipendenti e non possono intraprendere alcuna attività che risulti incompatibile con il loro obbligo di autonomia ed imparzialità.

 

9)          I giudici possono presenziare in casi riguardanti il proprio Paese?

I “giudici nazionali” non possono sedere in formazione monocratica. In casi eccezionali, possono essere invitati a sedere in una Commissione. Tuttavia, la composizione della Corte include sempre il “giudice nazionale” quando siede in Camera (7 membri) o in Grande Camera (17 membri).

 

10)       Cos’è il Registro e come viene gestito?

Il Registro è l’organo che fornisce supporto legale e amministrativo alle funzioni giurisdizionali della Corte. Esso consta di avvocati, personale tecnico-amministrativo e traduttori.

 

11)       Quale è il budget della Corte?

Le spese della Corte sono a carico del Consiglio d’Europa, finanziato dai contributi degli Stati membri, determinati in base alla popolazione e al PIL.

Per il 2010, il budget della Corte ammontava a poco più di 58 milioni di euro, coprendo gli stipendi dei giudici, dello staff e le diverse spese di funzionamento (IT, viaggi di lavoro, traduttori, interpreti, pubblicazioni, spese di rappresentanza, aiuti legali, missioni d’inchiesta, ecc.).

 

12)       La composizione della Corte varia da un caso all’altro?

I Giudici della Corte siedono in 4 composizioni diverse. I ricorsi palesemente inammissibili sono esaminati da un giudice unico. Una Commissione di tre giudici può pronunciarsi con voto unanime sull’ammissibilità e sul merito nei casi già coperti da una ben consolidata giurisprudenza. Un ricorso può essere anche assegnato ad una Camera composta da sette giudici che si pronunciano a maggioranza. La Grande Camera, composta da 17 giudici, esamina i casi rimessi ad essa dopo la rinuncia alla giurisdizione da parte di una Camera o in seguito ad una richiesta di rinvio.

 

13)       Qual è la differenza tra una Camera ed una Sezione?

La Sezione è un organo amministrativo mentre la Camera è un organo giurisdizionale della Corte, costituito in seno ad una Sezione.

La Corte consta di cinque Sezioni, all’interno delle quali vengono poi composte le Camere. Ogni Sezione ha un Presidente, un Vicepresidente e diversi giudici.

 

14)       Come sono composte le Camere e le Grandi Camere?

Ogni Camera è composta dal Presidente della Sezione cui è assegnato il caso, il “giudice nazionale” (vale a dire, il giudice eletto dallo Stato contro cui il ricorso è stato presentato) ed altri cinque giudici designati a rotazione dal Presidente della Sezione.

La Grande Camera è costituita dal Presidente e dal Vice Presidente della Corte, dai presidenti delle Sezioni, dal giudice nazionale e dagli altri giudici, selezionati a sorteggio. Se la Grande Camera esamina un caso rinviatole da una Camera, non può partecipare alcun giudice che abbia in precedenza esaminato il caso.

 

15)       Quando si celebra l’udienza in Grande Camera?

Il procedimento dinanzi alla Grande Camera può essere instaurato in due modi: con rinvio e con rimessione. Dopo l’emissione della sentenza da parte della Camera, le parti possono richiedere il rinvio del caso alla Grande Camera; tali richieste tuttavia, vengono accolte soltanto in via eccezionale.

I casi sono rinviati alla Grande Camera anche nell’ipotesi in cui questi siano “rimessi” da una Camera. Ciò avviene in casi eccezionali, ad esempio se il caso solleva gravi questioni concernenti l’interpretazione della Convenzione o se sussiste il rischio di contrasto con una precedente sentenza della Corte.

 

16)       Un giudice può rifiutarsi di decidere un caso?

I giudici sono, di fatto, obbligati ad astenersi dai casi rispetto ai quali abbiano in precedenza agito a qualsiasi titolo. In caso di tal eventualità, tecnicamente definita rinuncia, essi sono sostituiti da un altro giudice; qualora fosse il giudice nazionale a ritirarsi, verrebbe nominato un giudice ad hoc.

 

17)       Cos’è un giudice ad hoc?

Il giudice ad hoc è nominato dal governo interessato quando il giudice nazionale non sieda in udienza per impossibilità, rinuncia o astensione.

 

18)       Qual’è l’ambito di giurisdizione della Corte?

La Corte non può occuparsi d’ufficio dei casi di violazione dei diritti garantiti dalla stessa. La sua giurisdizione è, infatti, limitata alle denunce di violazione, ricevute attraverso ricorsi individuali o interstatali.

 

 

Il Processo innanzi la CEDU

 

19)       Chi può presentare un caso alla Corte?

La Convenzione distingue fra due tipi di ricorsi: a) i ricorsi individuali presentati da una persona, da un gruppo di persone, da società o da organizzazioni non governative, che intendano reclamare la violazione dei propri diritti; b) i ricorsi interstatali, presentati da un determinato Stato contro un altro.

Sin dalla sua istituzione, la maggior parte dei ricorsi sono stati presentati dagli individui contro gli Stati membri per la violazione dei diritti tutelati dalla Convenzione.

 

20)       Contro chi si può ricorrere?

I ricorsi possono essere instaurati soltanto contro uno o più Stati, che abbiano ratificato la Convenzione. I ricorsi diretti contro uno Stato terzo o contro singoli individui, ad esempio, saranno dichiarati inammissibili.

 

21)       Come si presenta un ricorso alla Corte?

I ricorsi possono essere presentati direttamente da individui, non essendo inizialmente necessaria la presenza di un avvocato. È sufficiente, infatti, inviare alla Corte un ricorso completo e corredato dei documenti richiesti. Ad ogni modo, la registrazione di un ricorso da parte della Corte non implica che lo stesso sarà, poi, ritenuto ricevibile nel merito. Il sistema della Convenzione prevede, quindi, la possibilità di accedere agevolmente alla Corte, consentendo a qualsiasi individuo di presentare un ricorso quandanche viva in una regione remota dello Stato membro o sia nullatenente. Non sono, infatti, richieste somme da corrispondere a titolo di tasse per i procedimenti dinanzi alla Corte.

 

22)       Qual è la differenza tra un ricorso individuale ed uno interstatale?

I ricorsi sono individuali quando sono presentati da privati. Anche uno Stato può presentare un ricorso contro un altro Stato Contraente; tale ricorso prenderà il nome di ricorso interstatale.

 

23)       E’ necessario essere rappresentati da un avvocato in un processo dinanzi alla Corte?

L’assistenza legale non è indispensabile all’inizio della procedura; chiunque può fare ricorso direttamente alla Corte. L’assistenza di un avvocato diviene necessaria però, quando la Corte comunica il caso al Governo convenuto per le sue osservazioni. In questa fase del processo, se necessario, può esser concesso il gratuito patrocinio ai ricorrenti.

 

24)       Chi ha il patrocinio dinanzi alla Corte?

Non vi è una lista di avvocati autorizzati al patrocinio.

Un ricorrente può essere rappresentato da chiunque eserciti la professione di avvocato in uno degli Stati membri della Convenzione o da chiunque sia stato autorizzato dal Presidente della Camera.

 

25)       Quali sono le diverse fasi del processo dinanzi alla Corte?

Ci sono due fasi principali nella valutazione dei ricorsi sottoposti alla Corte: la fase della ricevibilità e quella del merito; ciascuna delle quali si suddivide in ulteriori fasi.

Un giudice unico dichiarerà il ricorso irricevibile laddove sia chiaro, prima facie, che non possa essere ammesso; queste decisioni non possono essere impugnate.

Una Commissione adotterà una decisione o una sentenza definitiva, quando si valutino casi coperti da una consolidata giurisprudenza.

La Camera comunicherà il caso allo Stato convenuto per le relative osservazioni. Entrambe le parti del procedimento possono presentare osservazioni scritte. A questo punto, la Corte deciderà se tenere un’udienza pubblica, per casi eccezionali e in virtù del numero dei ricorsi esaminati. Infine, la Camera emetterà una sentenza, che diverrà definitiva una volta decorsi tre mesi dalla sua pubblicazione.

In pendenza del termine suddetto, il ricorrente o il Governo potranno richiedere il rinvio della questione alla Grande Camera per una nuova valutazione. In tal eventualità, la Grande Camera rivaluterà il caso e terrà, se necessario, un’udienza pubblica. La sentenza della Grande Camera è definitiva.

 

 

26)       Quali sono le condizioni di ricevibilità di un ricorso?

I ricorsi devono soddisfare, affinché la Corte possa esaminarli, determinati requisiti. Diversamente, saranno dichiarati irricevibili. Anzitutto, i casi possono essere sottoposti alla Corte solo dopo che siano stati esauriti i rimedi giurisdizionali nazionali; in altre parole, occorre esperire tutte le vie di ricorso interne, dinanzi alle autorità giudiziarie nazionali fino al più alto grado di giudizio. In questo modo si concede allo Stato stesso la possibilità di intervenire, ponendo rimedio alla questione, a livello interno.

Le violazioni lamentate dal ricorrente poi, devono riferirsi ad uno o più dei diritti sanciti nella Convenzione, giacché la Corte non può esaminare reclami relativi a violazione di altri diritti non garantiti dalla stessa. Il ricorso deve essere presentato alla Corte entro i sei mesi successivi all’ultima decisione, che solitamente corrisponde ad una sentenza emanata nel più alto grado di giudizio.

Il ricorrente deve essere, personalmente e direttamente, vittima di una violazione ai sensi della Convenzione e deve aver subito un danno rilevante.

Da non dimenticare, beninteso, che i ricorsi possono essere diretti soltanto contro uno o più Stati Contraenti, e non contro un qualsiasi altro Stato o contro un individuo.

 

27)       Le ONG o gli Stati possono partecipare ai processi?

Si, sia le ONG che gli Stati possono presentare ricorsi. Essi possono anche essere autorizzati dal Presidente della Corte ad intervenire nei processi in qualità di terzi.

 

28)       Chi sono i terzi interventori?

Il Presidente della Corte può autorizzare una persona diversa dal ricorrente o un altro Stato, oltre a quello convenuto, ad intervenire durante i procedimenti; secondo il modello dell’intervento da parte di terzi. La persona o lo Stato autorizzato godrà, allora, del diritto di presentare memorie e di partecipare alle udienze pubbliche.

 

29)       La Corte può nominare degli esperti o acquisire prove testimoniali?

Si. Eccezionalmente, la Corte può decidere di assumere direttamente i mezzi probatori, anche nel Paese ove si siano verificati i fatti in causa. Una delegazione della Corte potrà raccogliere testimonianze ed effettuare indagini sul luogo. Occasionalmente, la Corte nomina degli esperti, ad esempio inviando medici specializzati per esaminare le condizioni dei ricorrenti detenuti.

 

30)       La Corte tiene udienze pubbliche?

I procedimento innanzi alla Corte si svolgono essenzialmente per iscritto ma, in casi specifici, la Corte può decidere di tenere udienze pubbliche.

Le udienze si tengono nel Palazzo dei Diritti Umani con sede a Strasburgo. Queste sono aperte al pubblico salvo decisione contraria del Presidente della Camera o della Grande Camera.

La stampa e il pubblico sono solitamente autorizzati ad assistere, presentando semplicemente il tesserino o un documento d’identità. Tutte le udienze vengono riprese e trasmesse sul sito della Corte, a partire dalle ore 14,30 del giorno stesso.

 

31)       Cosa sono le obiezioni preliminari?

Le obiezioni preliminari sono memorie presentate dal Governo convenuto e volte ad impedire l’esame del merito della questione.

 

32)       Cos’è una composizione amichevole?

La composizione amichevole è un accordo tra le parti, diretto porre fine al processo instauratosi a seguito di un ricorso. Quando le parti convengono di risolvere la controversia attraverso la suddetta procedura, solitamente, lo Stato corrisponde una somma di denaro al ricorrente. Dopo aver esaminato i termini dell’accordo, salvo che la Corte non ritenga che la questione meriti di essere approfondita, nel rispetto dei diritti dell’uomo, il ricorso sarà cancellato dal ruolo.

La Corte, comunque, incoraggia sempre le parti a negoziare una soluzione amichevole. Qualora non si giungesse ad alcun tipo di accordo, la Corte procederà alla valutazione del merito.

 

33)       La Corte può ordinare l’adozione di misure ad interim?

Quando la Corte riceve un ricorso, essa può, durante l’esame del merito, ordinare allo Stato convenuto di adottare misure ad interim. Spesso queste consistono nel richiedere allo Stato di astenersi dal compiere certe azioni. Ad esempio, espellere gli immigrati verso i propri paesi d’origine, laddove sia accertato il rischio che possano subire trattamenti inumani e degradanti.

 

34)       Le deliberazioni della Corte sono aperte al pubblico?

No, sono sempre segrete.

 

35)       E’ mai accaduto che gli Stati rifiutassero di collaborare con la Corte?

Ci sono stati casi in cui gli Stati hanno omesso, o anche rifiutato, di fornire alla Corte informazioni e documenti necessari per l’esame di un ricorso.

In questi casi, ai sensi dell’articolo 38 della Convenzione, la Corte condanna lo Stato (obbligandolo a fornire tutti i mezzi necessari alla Corte).

 

36)       Quanto dura un processo dinanzi la Corte?

È impossibile prevedere la lunghezza di un processo, nonostante la Corte s’impegni a trattare i casi entro tre anni dalla loro presentazione. Invero, la valutazione di alcuni di essi può richiedere maggior tempo, mentre altri possono essere esaminati più rapidamente.

Naturalmente, la durata dei processi dipende dalla complessità del caso, dall’organo cui viene assegnato, dalla precisione delle parti nel fornire alla Corte informazioni dettagliate e da molti altri fattori ancora, come, ad esempio, lo svolgimento di un’udienza o il rinvio del caso alla Grande Camera.

Alcuni ricorsi possono essere classificati come urgenti ed, in quanto tali, essere trattati prioritariamente, specialmente nei casi in cui si presume che il ricorrente si trovi in una situazione di pericolo imminente.

 

Le Decisioni e le Sentenze della Corte

 

37)       Qual è la differenza tra una decisione ed una sentenza?

Una decisione è solitamente emessa da un giudice unico, una Commissione o una Camera della Corte, quando decidano soltanto sulla ricevibilità e non sul merito. Di norma, la Camera esamina ricevibilità e merito congiuntamente; in questo caso emanerà una sentenza.

 

 

 

38)       Gli Stati sono vincolati alle sentenze emesse nei loro confronti?

Le sentenze di condanna, che accertano una violazione della Convenzione, sono vincolanti per lo Stato, che ha l’obbligo di darvi esecuzione. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa vigila sull’esecuzione delle sentenze, in particolar modo per garantire il pagamento delle somme assegnate dalla Corte ai ricorrenti come risarcimento per i danni subiti.

 

39)       Le sentenze sono impugnabili?

Le decisioni di irricevibilità e le sentenze emesse dalle Commissioni e della Grande Camera, sono definitive e non possono essere appellate.

A seguito dell’emanazione di una sentenza da parte della Camera, invece, le parti hanno tre mesi per richiedere il rinvio del caso alla Grande Camera per una nuova valutazione di merito. L’opportunità e l’ammissibilità del rinvio saranno esaminate da un gruppo di giudici.

 

40)       Come vengono eseguite le sentenze della Corte?

Quando emana una sentenza di condanna, la Corte trasmette il fascicolo al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Questo consulta il Paese interessato ed il dipartimento responsabile per l’esecuzione delle sentenze, al fine di decidere modi e tempi dell’esecuzione ed al fine, altresì, di evitare violazioni simili in futuro.

L’esecuzione consiste spesso nell’adozione di misure generali, in emendamenti alla legislazione vigente e, ove necessario, provvedimenti a carattere individuale.

 

41)       Quali sono le conseguenze di una sentenza di condanna?

In caso di accertamento di violazione, lo Stato interessato ha l’obbligo di evitare che tali violazioni si ripetano per il futuro; in caso contrario, la Corte la condannerà per le violazioni successive.

In alcuni casi, lo Stato sarà costretto a modificare il proprio ordinamento, onde renderlo compatibile con i dettami della Convenzione.

 

42)       Cos’è l’equa riparazione?

Quando la Corte condanna uno Stato ed accerta che il ricorrente abbia subito dei danni, assegna a questi una equa riparazione, ovvero un risarcimento in denaro per il danno patito. Il Comitato dei Ministri assicura che il ricorrente venga effettivamente compensato.

 

43)       Cosa è un caso pilota?

Nel corso degli ultimi anni, la Corte ha adottato una nuova procedura per far fronte al grande numero di ricorsi ripetitivi derivanti da problemi sistemici degli ordinamenti interni degli Stati convenuti. Questi ricorsi nascono spesso da una incompatibilità dell’ordinamento con i principi della Convenzione.

Tale procedura consiste nell’esaminare uno o più ricorsi dello stesso tipo, rinviando conseguentemente l’esame di casi omogenei. Quando emana la sentenza pilota, la Corte invita il Governo interessato ad “allineare” la propria legislazione alla Convenzione, indicando le opportune misure di carattere generale. Fatto ciò, procederà all’esame dei casi rinviati.

 

44)       Cosa è una ”opinione separata”?

I giudici possono redigere un’opinione personale relativa ad un caso cui abbiano presieduto e che sarà aggiunta in calce alla sentenza. Generalmente, in questo modo possono esplicitare i motivi per cui hanno votato in armonia (opinione concordante) o in disaccordo (opinione dissenziente) con la maggioranza dei giudici.

 

 

L’attività della Corte

 

45)       Quale è il numero dei casi sottoposti alla Corte?

La Corte è stata vittima del proprio successo: ogni anno vengono presentati più di 50,000 ricorsi. Le ripercussioni di alcune delle sentenze della Corte e la crescente considerazione del suo lavoro fra i cittadini degli Stati contraenti hanno influenzato  considerevolmente l’incremento del numero dei casi presentati ogni anno.

 

46)       Quali sono i diritti maggiormente coinvolti nei ricorsi presentati?

In circa metà delle sentenze di condanna, emesse dalla sua fondazione ad oggi, la Corte ha accertato una violazione dell’articolo 6 in riferimento all’imparzialità ed alla lunghezza dei processi.

Infatti, il 64% delle violazioni rilevate dalla Corte riguardano l’articolo 6 (diritto ad un giusto processo) o l’articolo 1 del Protocollo n. 1 (tutela della proprietà). Nel 9% dei casi circa, la Corte ha rilevato una grave violazione della Convenzione ai sensi degli artt. 2 e 3 (diritto alla vita e proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti).

 

47)       Le misure ad interim sono realmente efficaci?

Nonostante la maggior parte degli Stati riesca ad applicare le misure indicate dalla Corte, alcuni di essi, talvolta, non riescono ad adeguarsi alle richieste della Corte. In questi casi è probabile che la Corte accerti la violazione dell’art. 34 (diritto ad un ricorso individuale).

 

48)       La Corte si occupa di diritti civili?

La Corte è stata chiamata ad affrontare molte questioni emergenti dalla società civile, di certo non prevedibili quando la Convenzione venne firmata nel 1950. Durante la sua attività cinquantennale, la Corte si è occupata di molte di queste problematiche, come ad esempio: l’aborto, il suicidio assistito, le perquisizioni personali, i casi di schiavitù domestica, il diritto di poter rintracciare le proprie origini biologiche bilanciato con la possibilità per le madri di partorire nell’anonimato, la questione del velo islamico nelle scuole e nelle università, la tutela della libertà di stampa, la discriminazione contro i Rom e tutto ciò che riguarda l’ambiente.

 

Il futuro della Corte

 

49)       Cos’è il protocollo n.14?

Il protocollo n.14, il cui obiettivo è garantire l’efficienza a lungo termine della Corte ottimizzando il filtraggio e l’esame dei ricorsi, stabilisce, in particolare, una nuova composizione dell’organo giudicante per affrontare i casi più semplici; un nuovo criterio di ricevibilità (“svantaggio significativo”); l’estensione del mandato, non rinnovabile, dei giudici a nove anni. Il XIV° Protocollo è entrato in vigore il 1 Giugno 2010.

 

50)        Quali sono i progetti di riforma?

Indipendentemente dal protocollo n.14, si ritiene necessario apportare ulteriori correttivi al sistema della Convenzione. Infatti, già nel Gennaio 2006, un “Gruppo di Saggi”, composto da eminenti giuristi, sollevò il problema e le correlate proposte risolutive al Comitato dei Ministri. Fra le altre cose, il Gruppo raccomandò l’istituzione di nuovi ed ulteriori filtri giurisdizionali e l’elaborazione di uno Statuto sull’organizzazione e sul funzionamento della Corte, che potesse eventualmente essere modificato in maniera più semplice e flessibile, rispetto al vigente processo di trattati internazionali richiesti per la Convenzione. Il Comitato direttivo del Consiglio d’Europa sta valutando le diverse proposte.

Allegati:
FileDescrizioneAnnoLinguaDimensione del FileDownloads
Scarica questo file (FAQ_COUL_ENG_A5_OCT2010.pdf)ECHR FAQDocumento Ufficiale2010EN481 Kb470
Scarica questo file (FAQ_COUL_FRE_A5_OCT2010.pdf)CEDH FAQDocumento Ufficiale2010FR500 Kb345