La pubblicità dell'udienza nella giurisprudenza CEDU
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- Pubblicato 13 Maggio 2013
- di Matteo De Longis
Scrutando l’orizzonte convenzionale, è possibile individuare il riferimento testuale al diritto allo svolgimento “a porte aperte” dell’udienza nell’art. 6 CEDU, garanzia, anch’essa, annoverata tra gli elementi indefettibili riassunti nel paradigma del processo equo. A dimostrazione che il diritto in questione si estende su di una piattaforma condivisa da ordinamenti variegati, si consideri che lo stesso principio compare sia nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, sia nella Convenzione Americana sui Diritti Umani, sia, infine, nella Costituzione degli Stati Uniti d’America. Siffatta garanzia riposa sul principio dell’apparenza, risolvendosi, di fatto, nella traduzione positiva dell’assunto “justice is not only to be done, but to be seen to be done".
La funzione del Mediatore Europeo quale parte integrante della cittadinanza dell'Unione Europea
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- Pubblicato 13 Maggio 2013
- di Valentina Zotti
La figura del Mediatore Europeo, istituita con il Trattato di Maastricht quale parte della cittadinanza dell’U.E., trova la sua base normativa nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), nello Statuto del Mediatore e nelle Disposizioni di esecuzione dallo stesso adottate.
Obiettivo dell’organismo è quello di contrastare la cattiva amministrazione nell’ambito delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea e, di conseguenza, quello di rafforzare gli strumenti di tutela dei diritti dei cittadini dell’Unione e di migliorare l’efficienza dell’amministrazione europea stessa.
Esercita le sue funzioni in piena indipendenza e, nell'adempimento dei suoi doveri, non sollecita né accetta istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Per tutta la durata del suo mandato, il Mediatore non può esercitare alcuna altra attività professionale, remunerata o meno.
Stipulato un accordo di Collaborazione Scientifica tra DUit ed "Il Carcere Possibile ONLUS"
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- Pubblicato 03 Maggio 2013
- di Matteo De Longis
L'accordo tra i due enti, prevede lo svolgimento di programmi di ricerca e l'organizzazione di attività d'interesse comune, senza fine di lucro, tese a promuovere il rispetto dei diritti umani fondamentali. In particolar modo, l'azione comune si concentrerà sul tema del sovraffollamento carcerario, causa, finora, di una lunga serie di condanne nei confronti dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani; moniti e richiami, purtroppo, rimasti inascoltati.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo richiama l’Italia a realizzare il diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini
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- Pubblicato 22 Aprile 2013
- di Maria Pia Bianchetti
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza del 25 settembre 2012 ha censurato l’Italia per violazione del diritto al rispetto della vita privata ex art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo in un caso concernente il diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini.
Il ricorso di fronte alla Corte Europea si basava sull’impossibilità per la Sig.ra Godelli di ottenere informazioni relative alle proprie origini a causa del diritto positivo italiano disciplinante le adozioni (legge n. 184/1993).




