Il contributo di Law and Humanities nella formazione del giurista
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- Categoria: News & Eventi
- Pubblicato 18 Maggio 2012
- di Redazione
Quarto Convegno Nazionale della Italian Society for Literature and Law, Università degli Studi del Sannio, Benevento, 31 maggio - 1° giugno 2012
Omessa o ritardata notifica del ricorso e del decreto di fissazione di udienza nel procedimento ex lege Pinto
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- Pubblicato 18 Maggio 2012
- di Giovanni Romano
Il termine fissato dagli articoli 435 e 415 c.p.c., per la notifica del ricorso introduttivo e del decreto di fissazione di udienza, considerato perentorio dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.20604/2008, si riferisce solo ai casi dell'appello e dell'opposizione a decreto ingiuntivo in materia di lavoro.
Istituzioni europee ed internazionali per la tutela dei diritti umani
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- Pubblicato 14 Maggio 2012
- di Anna Valentini
In questo schema vengono presentate, intuitivamente, le istituzioni delle maggiori organizzazioni europee ed internazionali deputate alla tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, allo scopo di delinearne le competenze ed i fondamenti e di sottolinearne le differenze.
Legge n. 9 del 17 febbraio 2012 e “superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”: tutto cambia perché tutto (o quasi) resti uguale
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- Pubblicato 23 Aprile 2012
- di Eduardo De Cunto
Ragionando su malattia mentale e diritto, ci si rende rapidamente conto di essere in presenza di due diverse e spesso contrapposte esigenze di tutela: da una parte vi è l’interesse della collettività a essere messa al riparo da comportamenti pericolosi, dall’altra vi è l’interesse individuale dei malati ad essere curati, a ricevere trattamenti non discriminatori, al riconoscimento e al rispetto dei propri diritti costituzionali in generale, non ultimo quello alla libertà.
Contraddittorio e regola della prova unica o determinante: note a margine della sentenza Al-Khawaja e Tahery c. Regno Unito
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- Pubblicato 28 Marzo 2012
- di Valeria Crudo
Preliminarmente va dato conto della circostanza che nella sentenza in commento l’ipotesi del testimone assente, ovvero del testimone che abbia reso una deposizione nel corso dell’istruzione ma non compaia in dibattimento, è qualificata come «testimonianza indiretta», o «testimonianza per sentito dire». Tuttavia, nel riportare tale sentenza nell’ordinamento italiano si è scelto di escludere l’utilizzo di tale terminologia per non ingenerare errori: i casi in esame non riguardano, per vero, l’istituto della testimonianza indiretta o de relato di cui all’art. 195 c.p.p., bensì l’ammissibilità in dibattimento e l’utilizzabilità ai fini della decisione di deposizioni rese nel corso delle indagini preliminari.
Se da un lato la sentenza della Grande Camera è oggetto di grande interesse nella misura in cui si confronta con alcune specificità dei sistemi di common law, dall’altro lato, è chiaro che l’importanza della sentenza va ben al di là dei casi inglesi esaminati, enunciando principi destinati ad avere ripercussioni nei singoli Sati membri.
Sulla diretta applicabilità della Cedu nell’ordinamento italiano alla luce della recente giurisprudenza nazionale
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- Categoria: Saggi
- Pubblicato 13 Marzo 2011
- di Federica Morrone
Il presente scritto intende dare conto dei recenti orientamenti della giurisprudenza italiana in ordine al rapporto tra diritto interno e norme Cedu: se i giudici amministrativi sembrano riconoscere la diretta applicabilità delle disposizioni convenzionali sulla base delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1° dicembre 2009), i tribunali ordinari, al contrario, appaiono maggiormente orientati nella direzione di ammettere la necessità, per il giudice interno, ove persista una antinomia tra norma interna e Cedu di sollevare questione di legittimità costituzionale.
La chimera dell’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo. Ovvero sull’improcrastinabilità di una riforma globale
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- Pubblicato 08 Marzo 2012
- di Marco Lo Giudice
Ci era stato raccontato che il legislatore, nel 2001, aveva edificato con la legge n. 89 uno strumento di riparazione, sussidiario e sostitutivo a quello fino a quel tempo garantito dalla Corte europea, per quella che rappresentava e rappresenta tuttoggi, ineludibilmente, la metastasi del sistema giuridico e sociale del nostro Paese: l’irragionevole durata dei processi.
Respingimenti e diritti dei migranti. Brevi riflessioni sul caso Hirsi c. Italia
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- Pubblicato 02 Marzo 2012
- di Luigi Serino
La sentenza resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Hirsi ed altri c. Italia mette in discussione, ancora una volta, le politiche adottate dal vecchio governo italiano in materia di contrasto all’immigrazione clandestina. Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 28 aprile 2011, che ha constatato l’incompatibilità del reato di “clandestinità” con la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, n. 2008/115/CE, laddove prevedeva l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo per il solo motivo di permanere sul territorio italiano senza un regolare permesso di soggiorno, questa volta, a finire sotto “accusa” è stata la prassi dei respingimenti in mare adottata dalle autorità italiane a seguito degli accordi bilaterali italo-libici entrati in vigore il 4 febbraio 2009.
La nozione di soggiorno legale e il periodo minimo di stanzialità per l’acquisizione del permesso di soggiorno permanente nel diritto UE
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- Pubblicato 30 Gennaio 2012
- di Claudio Di Maio
La sentenza Ziolkowki e Szeja c. Germania (cause C-424/2010 e C-425/2010), ha portato la Corte di Giustizia a concludere che, per l’acquisizione del diritto di soggiorno permanente, siano calcolabili anche i periodi di soggiorno precedenti all’adesione del Paese di provenienza all’Unione europea, sempre che detta permanenza sia avvenuta in conformità alle condizioni previste dal diritto dell’Unione. Un aspetto di notevole interesse, inoltre, si riscontra nella definizione del concetto di “soggiorno legale” negli Stati membri e le sue reali implicazioni sulla libera circolazione.
Le leggi di interpretazione autentica e la negazione di diritti già acquisiti. La vicenda del personale ATA
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- Pubblicato 30 Gennaio 2012
- di Luigi Serino
La lunga vicenda del personale ATA, dimostra, ancora una volta, che il diritto non finisce in Italia ed anzi che l’ordinamento sovranazionale offre delle garanzie sostanzialmente maggiori, rispetto alle quali, poi, i giudici italiani sono tenuti a conformarsi. La tanto denegata Europa sociale rappresenta, pertanto, un argine alle furie del legislatore, che se può ignorare chi ad essa si oppone dentro i confini nazionali, non può prescindere dai vincoli che gli derivano dalla sua appartenenza alla famiglia europea.
La prescrizione decennale dell’indennizzo ex L. Pinto. La posizione della giurisprudenza di legittimità.
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- Pubblicato 30 Gennaio 2012
- di Luigi Serino
La legge n. 89/2001 costituisce solo uno strumento per far valere, nell’ordinamento nazionale, un diritto che altrimenti dovrebbe essere rivendicato in sede internazionale. Questo comporta che i giudici interni non possono, nell’applicare direttamente nel nostro ordinamento le tutele previste dall’art. 6 della convenzione, discostarsi, se non in misura ragionevole, da quella che è la giurisprudenza della Corte Europea. Da ciò consegue che, se in sede europea la domanda di equo indennizzo da irragionevole durata di un processo non è soggetta a termine prescrizionale, qualora lo diventasse in sede nazionale, il rimedio interno verrebbe privato di quella connotazione che gli consente di essere considerato una via di ricorso effettiva ai sensi dell’art. 13 della Convenzione.
Di Sarno ed altri c. Italia, no. 30765/08, sentenza del 10/01/2012
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- Pubblicato 30 Gennaio 2012
- di Jessica Tristano
La raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti sono, senza dubbio, attività pericolose (vedere, mutatis mutandis, Öneryildiz, § 71). Pertanto, verteva sullo Stato un obbligo positivo di adottare misure ragionevoli e appropriate a tutela dei diritti delle parti interessate al rispetto della vita privata e familiare e, più in generale, al godimento di un ambiente sano e protetto (vedi tartari, § 107). La Corte sottolinea anche il margine di discrezionalità degli Stati nella scelta delle misure concrete per adempiere agli obblighi positivi ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione (v. Fadeyeva, § 96).
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